THE CHILL

SIR JOE

Come ho già scritto nella pagina di introduzione alla mia musica, ho iniziato a comporre e registrare brani nel 1994, con una workstation Ensoniq SQ1, un registratore Fostex a 4 piste, un microfono di bassa gamma e un apparecchio per gli effetti.

Il risultato? Circa 50 demo in stili diversi, ai quali se ne sono aggiunti una trentina dal 2000, quando è avvenuto il passaggio dall’analogico al digitale, fino al 2008.

Grazie alla tecnologia di cui disponiamo ora, ho finalmente la possibilità di rendere giustizia ai demo più promettenti, e di proporli in forma professionale. Il primo risultato di questo upgrade è The Chill, 13 brani prevalentemente strumentali nei quali anche la voce, quando presente, non richiede la comprensione di un testo, in quanto quasi nessuna parola è emesse in una lingua specifica.

Il titolo The Chill è un richiamo alla chill out music, anche se in questo caso a brani lenti e meditativi si alternano pezzi decisamente più veloci, quasi ballabili. Ciò che lega tutti i brani dell’album è il loro scopo: questa è musica che può essere ascoltata in macchina, mentre si lavano i piatti o si svolgono altre attività. Ti fa stare bene perché la sua potenza fa sì che tu la percepisca, ma non è così invasiva da costringerti a mollare tutto il resto e concentrarti solo sul suo ascolto.

THE CHILL - SIR JOE

Il demo di questo brano è stato registrato nel 2003, quindi siamo già nella mia fase digitale.

Per la maggior parte si trattava di suoni campionati, e la voce cavernosa diceva in realtà ‘Into the Light’.
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Altro brano nato nella prima decade di questo secolo partendo da suoni campionati.

Non ricordo assolutamente da dove abbia tirato fuori il titolo. Probabilmente era il nome di uno dei sample principali attorno al quale ho poi costruito l’intero brano.
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Il demo, che risale al 2007, iniziava con un coro in stile canto gregoriano che declamava ‘Agnus Dei’, da cui il titolo del brano.

Quella parte è stata rimossa nella versione finale, per non appesantire ulteiormente un brano che, con i suoi 4 minuti e 19 secondi di durata, è il più lungo dell’intero album. Video

Questo è uno dei primi brani che ho registrato con la tastiera Ensoniq, nel lontano 1994.
‘Antes Que Seja Tarde’ è una parte del titolo del brano di chiusura dello strepitoso album Brazil dei Manhattan Transfer, uscito nel 1987.
Poiché anche questo brano ha un’atmosfera brasiliana, avevo deciso di dargli questo titolo, anche se non ha nulla a che vedere con il brano citato sopra.

Il mio brano preferito dell’album, con il nuovo arrangiamento che mi sembra sia venuto molto bene.

Per quanto la sequenza melodica sia identica al demo originale del 1994, quest’ultimo presentava suoni molto mediorientali, da cui il titolo ‘Baghdad Party’ che ho deciso di conservare nella versione finale. 

Penso che il titolo dica già tutto! Il demo risale al 2002 ed era nato da un’accozzaglia di suoni campionati ai quali avevo cercato di dare una certa struttura. 
Quando mi ero reso conto che più di tanto non si poteva fare, mi era uscito spontaneo un “Basta, va bene così” che avevo poi deciso di aggiungere al brano.
Questo ne è infine diventato anche il titolo, ma come parola unica.  

Non ricordo molto di come sia nato il demo originale, ma posso dire che la frase registrata con l’ausilio del vocoder diceva: “Come outside and play with me. Take your part in history”.

Nell’elaborazione finale, nella quale come ho già accennato nell’introduzione dell’album la voce ha cessato di esprimere una lingua specifica, “history” è diventato in qualche modo “mistery”.

Questo brano è nato nel 2004, mentre stavo giocando con una nuova versione di ‘Reason’, la leggendaria digital audio workstation dell’allora Propellerhead.

La versione finale rispecchia molto fedelmente il demo, ma suona decisamente meglio.

Curiosamente, lo stesso discorso può essere fatto per questo brano, il cui demo è nato nello stesso periodo ed è stato registrato sulla stessa piattaforma.

La differenza più sostanziale tra il demo e la versione dell’album è che nel demo io dico in tedesco “Hier kommt Gefahr, Ich schlag” (frase assurda nata solo perché mi serviva un vocal), mentre qui ascoltate una voce femminile che dice parole senza senso.

Verso il 2005 avevo acquistato un synth virtuale da uno sviluppatore russo di cui non ricordo il nome, e che in seguito venne assunto dalla Image Line per creare strumenti per la loro DAW ‘FL Sudio’.

Poiché ero in buoni rapporti con lui, ho creato un brano usando solo il suo synth, che lui ha poi usato come demo per mostrare le capacità del prodotto.
Quel brano ovviamente era ‘Zez and I’.  

Sono un grande fan dei prodotti della Virsyn, e quando nel 2004 fecero uscire Cantor, uno dei primi synth virtuali che emulavano la voce umana, fui uno dei primi a testarlo.

Il risultato fu ‘Ich bin ein Reh’, altra frase a caso sparata sul momento, che qui viene presentato in una versione più moderna e quasi danzereccia.

Questo è l’unico demo che ho prodotto dopo il 2008. ‘Wit zu Wier’, che in origine era ‘Zuruck zu Mir’, è nato infatti nel 2014 come brano synth-pop interamente cantato in tedesco.

La versione che ascolti qui è abbastanza fedele all’originale, con la solita rielaborazione del testo che ha reso le parole indecifrabili. 

Ora torniamo indietro al 1995, quindi in piena epoca analogica, con l’Ensoniq SQ1 che la faceva da padrone.

Sono molto soddisfatto di questo nuovo arrangiamento, più sofisticato e maturo, che funge da chiusura perfetta di un album del quale mi sento molto orgoglioso.

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